|
|
Fraternità missionaria Verbum Dei Firenze |
|
Capitolo 1
I Padri della Chiesa
Quelli che noi chiamiamo Padri in antico li avrebbero chiamati dottori, oppure didàskaloi; il termine "padre" entrò in vigore nel sec. IV.
· Nel giudaismo sono detti "padri" gli antenati, depositari delle promesse divine; ma è detto "padre" anche il rabbi, in quanto genitore spirituale del discepolo.
· Paolo utilizza l'analogia padre-figlio nei confronti dei cristiani da lui generati al vangelo (1Cor 4,14; Gal 4,19, Fm 10).
· Nella Chiesa primitiva (età apostolica), con questo nome vennero designati i vescovi perché ministri dei Sacramenti e depositari del patrimonio dottrinale della Chiesa.
· A partire dal sec. IV, quando i vescovi primitivi incominciarono a essere considerati testimoni autorevoli della tradizione e giudici nelle controversie dogmatiche, si valutò soprattutto l'autorità dottrinale, e il nome di Padri si restrinse agli assertori della fede, che avevano lasciato testimonianza scritta. Ben presto però questo titolo si estese anche ai non vescovi per opera di S. Agostino, il quale citò a testimone della dottrina cattolica circa il peccato originale il contemporaneo S. Girolamo, semplice prete (Contra Iul., 1, 34; Il, 36). Però non tutti gli scrittori ecclesiastici erano atti a testimoniare la fede della Chiesa, essendo taluni caduti in gravi errori. Perciò gli scrittori ecclesiastici antichi vennero distinti in due categorie; quelli riconosciuti dalla Chiesa come testimoni della fede, e quelli che non lo erano.
· Nel 434 Vincenzo di Lérins precisò definitivamente il concetto: sono "padri" «coloro che vissero, insegnarono e rimasero nella fede e nella comunione cattolica santamente, saggiamente e costantemente, e meritarono di morire fedeli a Cristo e di dare la vita per Lui»[1].
·
Tenendo conto delle
varie determinazioni a cui andò soggetto questo appellativo, quattro elementi
entrano a formarne il concetto:
a) dottrina ortodossa :
quali custodi infatti della tradizione ricevuta, debbono trasmetterla
inalterata alle generazioni successive.
b) santità di vita : come
maestri, occorre che i Padri della Chiesa presentino in grado elevato le
virtù cristiane, non solo predicate, ma praticate;.
c) approvazione della Chiesa: solo la
Chiesa, come può definire il canone delle Scritture, così può determinare i
testimoni autentici della Tradizione.
d) antichità: su questo punto si è
alquanto oscillato e, per vario tempo, vennero classificati tra i Padri della
Chiesa anche scrittori medievali.
Poi prevalse una maggiore severità, ed ora l'evo patristico si fa
comunemente concludere, in Occidente, con la morte di S. Isidoro di Siviglia
(636), in Oriente con quella di S. Giovanni Damasceno (ca. 750).
E' delimitata entro i confini dell'antichità cristiana
sopra stabiliti, e si suddivide in tre periodi d'ineguale estensione, ma sotto
certi aspetti di eguale importanza.
1. Periodo
delle origini. - Arriva fino al Concilio di Nicea (325) ed è quello che
maggiormente interessa la critica moderna, la cui attenzione è rivolta in modo
particolare alle origini cristiane. La lettera scritta da Clemente Romano alla
comunità di Corinto in Grecia verso il 96-98 d.C., la si assume generalmente
come il documento patristico più antico. Appartengono a quest'epoca i Padri
Apostolici , i cui scritti, sebbene scarsi di valore letterario o filosofico,
riflettono tuttavia l'eco immediata della predicazione apostolica offrendo un
quadro autentico ed immediato della vita, dei sentimenti, delle aspirazioni e
delle idee delle prime comunità cristiane sparse nel bacino orientale del
Mediterraneo a cavallo tra il I e il II secolo della nostra era ed informano
come venne intesa e realizzata fin dagli inizi la costituzione impressa da
Cristo alla sua Chiesa.
2. Periodo
aureo. - E' il più breve, in quanto termina con la morte di S. Agostino
(431), ma è anche quello del massimo splendore della letteratura patristica.
Crisi dottrinali profonde, come l'ariana e la pelagiana, travagliarono in questo
tempo la Chiesa. I Padri di quest'epoca, impegnati nelle grandi dispute, seppero
dare un contributo decisivo alla sistemazione della scienza teologica. Emergono
tra essi le figure di S. Atanasio, S. Basilio, S. Gregorio Nazianzeno, S.
Giovanni Crisostomo, considerati come i Dottori massimi della Chiesa orientale;
mentre in Occidente dominano incontrastati S. Girolamo, S. Ambrogio, S.
Agostino, l'ispiratore del pensiero cristiano
occidentale.
3. Periodo
della decadenza. - Si
estende dalla morte di S. Agostino fino al termine dell'evo patristico. E'
un periodo di lento decadimento, causato dalle invasioni barbariche in
Occidente, e dal dispotismo degli imperatori in Oriente. Le grandi opere vennero
quasi del tutto a mancare, e quelle poche che si scrissero risentono la
stanchezza e la mancanza di originalità. Ciò non impedisce che emergano ancora
qua e là figure grandissime, come quelle di S. Giovanni Damasceno e di S.
Gregorio Magno. Ma queste non sono che felici eccezioni, che non distruggono
l'impressione dell'insieme. L'importanza dei Padri di quest'epoca consiste
soprattutto nell'aver conservato i tesori dell'antico sapere
teologico.
Di queste
figure di scrittori e pensatori si occupano due scienze importanti, che
comunemente sogliono considerarsi come distinte: la patrologia, che studia il
momento storico-letterario dei Padri, cioè direttamente gli scritti e, in
relazione ad essi, la vita dei singoli autori; la patristica, che riguarda
l'aspetto dottrinale, e si considera come l'esposizione sistematica delle prove
dedotte dagli scritti patristici in dimostrazione dei dogma
Fino a quasi tutto il sec. II la lingua dei Padri fu il
greco. Il greco era in quel tempo
la lingua internazionale per eccellenza, compresa non solo in Oriente, ma ancora
in tutte le regioni bagnate dal Mediterraneo, almeno per quanto riguarda il ceto
colto.
Dopo il sec. III, nell'Oriente, pur restando sempre in
onore il greco, vennero usati anche idiomi locali, specialmente l'armeno e il
siriaco, mentre nell'Occidente, a partire dall'anno 380, incominciarono le prime
manifestazioni letterarie in lingua latina; questa in seguito diventò la lingua
esclusiva dei Padri occidentali.
Non si studiano i Padri solo per fare archeologia o
letteratura antica. La Congregazione per l'Educazione Cattolica, in un documento
del
· L'importanza dei Padri della Chiesa non è soltanto di ordine letterario o storico, ma soprattutto si fonda sulla loro dottrina, desunta dalla Tradizione come fonte di fede. Furono in gran parte vescovi e la loro azione intellettuale fu come il respiro della Chiesa stessa. Ai loro tempi costituivano di fatto il magistero o almeno la parte principale di esso, in quanto tutta la Chiesa mirava ad essi, delegava loro la propria difesa, ne accoglieva gli scritti e li circondava di approvazione e di lode. Questo complesso di circostanze li costituiva voce autorevole nella Chiesa e legava il loro operato alla responsabilità del suo magistero. Da ciò si deduce che i Padri della Chiesa hanno tutti i requisiti per essere considerati testimoni garantiti e qualificati della inalterata tradizione divina. Per esempio, sono essi che hanno fissato il canone delle Scritture, la prima disciplina canonica, le prime forme di liturgia; tutte fonti alle quali continuamente la Chiesa attinge.
· I Padri per primi hanno cercato di mettere in dialogo la fede con le istanze della cultura vigente, naturalmente impregnata di medioplatonismo, di stoicismo. Senza con ciò tradire la fede: hanno accolto molti aspetti della filosofia, ma ne hanno anche respinto gli errori. Essi ricorrono continuamente alla Scrittura, con un metodo religioso e sapienziale, che forse fa sorridere i moderni criteri esegetici, ma che rispetta la sacralità del testo, letto e interpretato nella vivente tradizione della Chiesa.
· Infine i Padri offrono allo studioso una notevole ricchezza culturale e spirituale. Alcuni tra i Padri possono ben figurare tra i grandi cultori della letteratura antica. Agostino era professore di retorica nella capitale dell'impero: non stupiscono quindi il rigore e la profondità dei suoi ragionamenti, ma soprattutto la bellezza della sua prosa.
Preghiamo con I Padri della Chiesa
AMO UNA LUCE, UN PROFUMO, UN
AMPLESSO
Signore,
io ti amo. Non ho dubbi, sono certo che ti amo. Tu hai percosso il mio cuore con
la tua parola e ti ho amato.
Il cielo e la terra e tutto ciò che è in essi, ecco, da ogni parte mi
dicono di amarti, né cessano di dirlo a tutti, "affinché non trovino scuse"
(Romani 1, 20). Più profondamente sentirai tu misericordia di colui per il quale
avrai avuto misericordia, e userai una più profonda misericordia a colui con il
quale sarai stato misericordioso; altrimenti il cielo e la terra dicono le tue
lodi ai sordi (cfr. Romani 9, 15). Ma cosa amo, amando te? Non una
bellezza corporea, non una avvenenza passeggera, non un fulgore come quello
della luce piacevole per quei miei occhi, non dolci melodie di canti d'ogni
specie, non soave profumo di fiori, di unguenti, di aromi, non manna di miele,
non membra felici all'amplesso carnale. Non queste cose io amo, amando il mio
Dio. E tuttavia, amo una luce, una voce, un profumo, un cibo, un amplesso,
quando amo te mio Dio, luce, voce, profumo, cibo, amplesso dell'uomo interiore
che è in me, dove risplende alla mia anima una luce che in nessun luogo può
essere contenuta, dove risuona una voce che il tempo non rapisce, dove è diffuso
un profumo che il vento non disperde, dove gusto un sapore che la voracità non
diminuisce, dove mi stringe un amplesso che la sazietà mai non discioglie.
Questo io amo, quando amo te, mio Dio.
(Id.,
Confessiones X,
6)
|
S.
Agostino commento alla prima lettera di Giovanni
7,7-8 |
|
|
|
|
-> homepage -> sito internazionale -> altre comunità |
email: mailto:FIREESTH@yahoo.it
web: http://www.fmverbumdei.com/italia/firenze