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Fraternità missionaria Verbum Dei Firenze |
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E' anzitutto un uomo di FEDE,
cioè non solo hanno predicato la fede, ma l'hanno vissuta.
Loro nel suo modo di vivere
indicano tre atteggiamenti tipici:
a) Essi accettano di
condurre "una ESISTENZA-SEGNO",
verificare in se stessi per primi il messaggio che annunciavano, per far questo
il profeta accetta le conseguenze: l'isolamento e la solitudine, accetta di
vivere l'esperienza del popolo di Dio perseguitato, sofferente, messo alla
prova, inoltre il profeta vive quel tipo di fede difficilissimo di credere alla
validità della propria missione, il profeta non perde mai la
speranza.
b) Non è colui che anticipa
il futuro, e piuttosto COLUI CHE SA LEGGERE nella trama degli eventi il disegno di Dio,
colui che sa cogliere i segni dei tempi e sa interpretare il senso religioso dei
fatti.
(esempio: nel
c) Lui è ATENTO A
RECUPERARE il messaggio religioso
in tutta la purezza originaria, va alle sue fonti primitive. Lui reagisce alle
interpretazioni accomodanti e alle incrostrazioni che gli uomini via via hanno
aggiunto al messaggio d'un inizio. Cosi il profeta finisce con l'eesere
rivoluzionario, ma non perchè cree idee nuove, bensi perchè sa ascoltare di
nuovo la parola di Dio. Rivoluzionario di fronte agli uomini, il profeta èin
realtà silenzioso di fronte a Dio, in posizione di ascolto.
A
questo punto sono chiare tre virtù del profeta biblico:
a) capace di ASCOLTARE
la parola di Dio, con desiderio appassionato di fedeltà, a volte
intollerante.
b) E' un uomo ATTENTO
al proprio tempo, un uomo concreto, sensibile alle tensioni e ai problemi del
momento.
c) Non ATTACCATO a
schemi prefabbricati, aperto alle novità di Dio e della storia.
Tutti i battezzati abbiamo
questo diritto e dovere, scoprire il nostro essere profeta oggi, la nostra
vocazione.
Tutti i profeti hanno avuto
questo primo contatto con la divinità che li ha trasformato radicalmente 1Sam
10,6 e ha dato loro l'intima persuasione di essere diventati gli eraldi di Dio e
la sua "bocca stessa" Am 3,8; Ger 20,7-18
E' un chiamato, scelto da Dio;
nel interiore del mondo, di una storia concreta, radicato nella realtà che vive
la da un semso. Guarda il presente cercando il suo significato, pure guarda il
futuro ma partendo dal presente. Si confronta coi problemi del suo tempo,
critica le strutture alla luce della Rivelazione. E' un difensore di Dio no
teorico ma prattico.
PROFETA: L'uomo che prevede il futuro ispirato da Dio, svela Dio,
questo implica DIALOGO, relazione Dio-uomo
Deriva dal verbo parlare,
preceduto dalla preposizione pro, che non ha il significato prima di, bensi
quello di in luogo di, perciò profeta non è colui che pre-dice il futuro, bensi
colui che parla in luogo di un altro=Dio
Altre parole per definire il
profeta nella bibbia:
*roeh = veggente, che include
la facoltà di vedere quello che sfugge agli altri uomini
*hozeh =uomo dello spirito Os
9,7
*uomo di Dio, che agivano in
nome e per autorità di Dio; Mosè, Samuele, Eli.
*malak=messaggero di Y. alla
pari degli angeli che eseguono le ordini divini Ag 1,13
*shomer=sentinella Is 21,11-12; custode Is
21,11-12
*Ebed=servo di Yahve, la
prontezza ad eseguire la missione ricevuta, anche con grandi sacrifici.
Ger 7,25; Is 52,13-53
*Sofed=guardiano
Ez 3,17
*Roeh=pastore Za 10,3 deve
avvisare il popolo dei pericoli, vegliare in continuo e assegnargli un buon
nutrimento spirituale.
Il termine ebraico "nabi"
indica: chiamare, che ha ricevuto una missione, disturbare, annunciare, e in
realtà ogni profeta viveva nella sua persona quanto questi verbi vogliono
indicare, questi profeti hanno la chiara coscienza di essere stati chiamati e
sentono che il loro compito e di dare una precisa parola per una precisa ora
storia.
Parlavano IN NOME DI DIO, con
la lucidità dello Spirito, agivano individualmente e quasi sempre en libertà
dalle strutture sociali e statali, erano molto critici verso le istituzioni,
anzi a volte ne rappresentavano la coscienza critica.
I profeti segnati essi stessi
DA UNA FORTE ESPERIENZA DI DIO (è l'opposto dell'uomo neutrale) sono riusciti a
dare al popolo in senso del Dio unico e vero. In che modo? Mettendo insieme il
presente e il passato, scoprivano il NUOVO e ne trasmettevano il messaggio. Oggi
si direbbe che erano "uomini carismatici". La loro caratteristica era l'avere un
spirito molto lucido e molto critico.
In fondo i profeti sono stati
VERI LEADERS SPIRITUALI del popolo di Dio, attraverso il richiamo
all'essenziale. Con la loro parola aiutavano il popolo a prendere coscienza
d'essere legato a Dio: "da Dio veniva e a Dio ritornava", chiedevano ed
educavano alla fede, erano UN DONO DI DIO.
(Un bambino lo definisce cosi:
E' colui che ascolta
I profeti sono stati dei
POLITICI, ma come uomini di Dio. A questo proposito teniamo ben presente che a
quei tempi non c'era il concetto moderno di separazione tra Chiesa e Stato, non
si parlava di partiti laici e aconfessionali. Nel Vecchi Testamento, religione e
politica erano strettamente unite, la protesta dei profeti per l'ingiustizia
sociale o per una politica sbagliata, era condotta unicamente con motivazioni
religiose, guardandoli con gli occhi del nostro tempo sarebbe difficile
considerarli dei rivoluzionari, al contrario noi li chiameremo "conservatori"
perchè lottavano contro tutto ciò che poteva mettere in pericolo le tradizioni
fondamentali. Più che riformatori sociali in senso proprio essi erano "MISTICI"
sapevano scoprire gli appelli di Dio, sapevano interpretare la vita, avevano
soprattutto la parola di Dio da trasmettere al popolo. Il profeta non solo
rivela all'uomo chi l'uomo sia, ma soprattutto gli indica cosa fare, secondo la
volontà di Dio.
I profeti non furono affatto
estranei ai problemi quotidiani dei loro simili anzi, essi furono profondamente
inseriti nella vita sociale e politica del periodo in cui si trovarono ad
operare, non si rivolsero alle persone per parlare di problemi "celesti",
affrontarono situazioni e realtà storiche concrete, problemi politici e sociali
di attualità per i loro tempi.
A nome di Dio, del Dio dei
Padri per conto del quale agivano e predicavano, essi giudicavano la storia e
gli uomini del loro tempo. Il loro giudizio si basava sulla Parola di Dio... i
profeti si impegnarono a manifestare ai loro contemporanei le cose storte della
società del tempo, cioè quelle situazioni quei comportamenti, quelle mentalità
che causate dagli uomini erano contrarie al progetto proposto da Dio per gli
uomini. I profeti invitavano perciò al popolo alla conversione... anche oggi ci
sono molte cose storte all'interno della nostra società..?
I profeti costringono al
popolo a guardare in avanti. Tolgono al popoli le sicurezze che via via si
costruisce, non gli permettono di diventare un popolo sedentario.
MA DA DOVE DERIVA QUESTA FORZA
CRITICA' ...E A QUALI SETTORI PARTICOLARI SI RIVOLGE?
La denuncia dei profeti di
Israele parte sempre dalla FEDE, non parte da un discorso sull'uomo e sulla
società, ma da un discorso su Dio e sul suo progetto, in questo senso sono una
sfida alla nostra mentalità. Nella loro coscienza è prevalente la dimensione
verticale: sono interessati a difendere nel mondo lo "spazio" di Dio, proprio
per questo diventano capaci di distinguere le contraddizioni degli
uomini.
I profeti sono critici nei
confronti della società, le pagine in cui denunciano l'ingiustizia sono
particolarmente incisive e forti. Ma l'importanza è capire che il loro criterio
di giustizia (in base al quale giudicano il proprio tempo, società, religione,
prassi) non è mutato dall'uomo o dal sistema vigente, ma da Dio. E' per questo
che la loro critica è LIBERATRICE, non si chiude nel sistema, ma costringe il
sistema a rimanere aperto.
Al tempo di Amos, gli uomini
di Samaria modellavano la loro coscienza su un criterio odi giustizia mutuato
all'interno del sistema nel quale vivevano: diremmo che si confrontavano sulle
"leggi vigenti". Amos invece giudica partendo da un criterio che si colloca al
di fuori del sistema: PARTE DA DIO E DALL'ALLEANZA. Ecco perchè chiama
ingiustizie e peccato ciò che gli altri ritenevano giusto.
CRITICA AL CULTO.
I profeti non negano il culto
(Am 5,21ss; Is 1,10ss; Ger 7,1ss) criticano il fatto che il culto dia divenuto
un atto magico, che dispensa dall'obbedienza e dalla giustizia. Non negano il
culto bensi non vogliono cederlo profanato. Le pratiche di culto sono al
servizio dell'incontro con Dio. Più precisamente: sono a servizio dell'incontro
con Dio che ama l'uomo ed il mondo ed è impegnato nella storia. Per questo i
profeti non si sono limitati a ricordare che il culto non deve mai offuscare il
volto del vero Dio, hanno anche ricordato che il culto non deve offuscare
l'impegno verso l'uomo. I profeti hanno sempre costretto il pio ebreo a
ricordarsi che nel tempio abita un Dio che è molto interessato a ciò che succede
fuori e che ci interroga sulla vita.
Potremmo suddividere i profeti
cosi:
Prima dell'esilio: AMOS, OSEA,
ISAIA(1-39) MICHEA, SOFONIA, NAHUM, ABACUC, GEREMIA.
Durante l'esilio: EZECHIELE,
ISAIA (40-55)
Dopo l'esilio: Zaccaria,
Malachia, Abdia, Gioele, Daniele.
I grandi profeti preesilici
operarono sia nel Regno di Giuda che nel Regno di Israele, fra l'inizio del'VIII
secolo a.C. In questo periodo essi si preoccuparono soprattutto di chiamare il
popolo alla conversione, chiedendo agli Israeliti di smetterla con i culti
pagani, con le trasgressioni della Parola e con le sopraffazioni dei ricchi sui
poveri.
Specie nei periodi di maggior
benessere materiale e di apparente pace e benessere sociale, i profeti si
impegnarono ad accusare apertamente le iniquità che gli israeliti facevano,
smascherando l'ipocrisia dei molti che si dicevano fedeli a Javhe ma che lo
erano solo esteriormente. Questi come gli altri profeti del Signore dicevano la
verità senza riguardo per i potenti che non la volevano sentire. Essi furono per
lo più, degli SCOMODI "BRONTOLONI DEL SIGNORE", furono ostacolati, perseguitati
e talvolta persino uccisi.
Molte volte la predicazione
dei profeti si trasformò in vera e propria denuncia, vibrante e appassionata
contro gli oppressori dei poveri, gli sfruttatori, gli idolatri er gli ipocriti.
I profeti furono persone coraggiose che non ebbero paura di proclamare
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