Fraternità missionaria

Verbum Dei 

Firenze



"CHI E' IL PROFETA?" 

E' anzitutto un uomo di FEDE, cioè non solo hanno predicato la fede, ma l'hanno vissuta.

 

Loro nel suo modo di vivere indicano tre atteggiamenti tipici:

a) Essi accettano di condurre "una ESISTENZA-SEGNO", verificare in se stessi per primi il messaggio che annunciavano, per far questo il profeta accetta le conseguenze: l'isolamento e la solitudine, accetta di vivere l'esperienza del popolo di Dio perseguitato, sofferente, messo alla prova, inoltre il profeta vive quel tipo di fede difficilissimo di credere alla validità della propria missione, il profeta non perde mai la speranza.

 

b) Non è colui che anticipa il futuro, e piuttosto COLUI CHE SA LEGGERE nella trama degli eventi il disegno di Dio, colui che sa cogliere i segni dei tempi e sa interpretare il senso religioso dei fatti.

(esempio: nel539 a.C Ciro conquistava Babilonia, liberava i deportati e permetteva ai giudei di ritornare in patria. Un semplice cambiamento di politica, diciamo un fatto di cronaca. Ma il profeta va oltre il fatto come tale e al di là della cronaca scorge un messaggio di Dio. Yahvè va a cercare il suo popolo e lo riporta in patria, la fedeltà di Dio è più forte dell'infedeltà degli uomini, ecco la realtà profonda che il profeta coglie dietro la cronaca)

 

c) Lui è ATENTO A RECUPERARE il messaggio religioso in tutta la purezza originaria, va alle sue fonti primitive. Lui reagisce alle interpretazioni accomodanti e alle incrostrazioni che gli uomini via via hanno aggiunto al messaggio d'un inizio. Cosi il profeta finisce con l'eesere rivoluzionario, ma non perchè cree idee nuove, bensi perchè sa ascoltare di nuovo la parola di Dio. Rivoluzionario di fronte agli uomini, il profeta èin realtà silenzioso di fronte a Dio, in posizione di ascolto.

 

A questo punto sono chiare tre virtù del profeta biblico:

 

a) capace di ASCOLTARE la parola di Dio, con desiderio appassionato di fedeltà, a volte intollerante.

 

b) E' un uomo ATTENTO al proprio tempo, un uomo concreto, sensibile alle tensioni e ai problemi del momento.

c) Non ATTACCATO a schemi prefabbricati, aperto alle novità di Dio e della storia.

 

Tutti i battezzati abbiamo questo diritto e dovere, scoprire il nostro essere profeta oggi, la nostra vocazione.

Tutti i profeti hanno avuto questo primo contatto con la divinità che li ha trasformato radicalmente 1Sam 10,6 e ha dato loro l'intima persuasione di essere diventati gli eraldi di Dio e la sua "bocca stessa" Am 3,8; Ger 20,7-18

E' un chiamato, scelto da Dio; nel interiore del mondo, di una storia concreta, radicato nella realtà che vive la da un semso. Guarda il presente cercando il suo significato, pure guarda il futuro ma partendo dal presente. Si confronta coi problemi del suo tempo, critica le strutture alla luce della Rivelazione. E' un difensore di Dio no teorico ma prattico.

 

PROFETA: L'uomo che prevede il futuro ispirato da Dio, svela Dio, questo implica DIALOGO, relazione Dio-uomo

Deriva dal verbo parlare, preceduto dalla preposizione pro, che non ha il significato prima di, bensi quello di in luogo di, perciò profeta non è colui che pre-dice il futuro, bensi colui che parla in luogo di un altro=Dio

 

Altre parole per definire il profeta nella bibbia:

 

*roeh = veggente, che include la facoltà di vedere quello che sfugge agli altri uomini

                      

*hozeh =uomo dello spirito Os 9,7

*uomo di Dio, che agivano in nome e per autorità di Dio; Mosè, Samuele, Eli.

*malak=messaggero di Y. alla pari degli angeli che eseguono le ordini divini Ag 1,13

            *shomer=sentinella Is 21,11-12; custode Is 21,11-12

*Ebed=servo di Yahve, la prontezza ad eseguire la missione ricevuta, anche con grandi sacrifici. Ger 7,25; Is 52,13-53

*Sofed=guardiano Ez 3,17

*Roeh=pastore Za 10,3 deve avvisare il popolo dei pericoli, vegliare in continuo e assegnargli un buon nutrimento spirituale.

 

Il termine ebraico "nabi" indica: chiamare, che ha ricevuto una missione, disturbare, annunciare, e in realtà ogni profeta viveva nella sua persona quanto questi verbi vogliono indicare, questi profeti hanno la chiara coscienza di essere stati chiamati e sentono che il loro compito e di dare una precisa parola per una precisa ora storia.

 

Parlavano IN NOME DI DIO, con la lucidità dello Spirito, agivano individualmente e quasi sempre en libertà dalle strutture sociali e statali, erano molto critici verso le istituzioni, anzi a volte ne rappresentavano la coscienza critica.

 

I profeti segnati essi stessi DA UNA FORTE ESPERIENZA DI DIO (è l'opposto dell'uomo neutrale) sono riusciti a dare al popolo in senso del Dio unico e vero. In che modo? Mettendo insieme il presente e il passato, scoprivano il NUOVO e ne trasmettevano il messaggio. Oggi si direbbe che erano "uomini carismatici". La loro caratteristica era l'avere un spirito molto lucido e molto critico.

 

In fondo i profeti sono stati VERI LEADERS SPIRITUALI del popolo di Dio, attraverso il richiamo all'essenziale. Con la loro parola aiutavano il popolo a prendere coscienza d'essere legato a Dio: "da Dio veniva e a Dio ritornava", chiedevano ed educavano alla fede, erano UN DONO DI DIO.

(Un bambino lo definisce cosi: E' colui che ascolta la Parola di Dio con il cuore nell'orecchio")

 

I profeti sono stati dei POLITICI, ma come uomini di Dio. A questo proposito teniamo ben presente che a quei tempi non c'era il concetto moderno di separazione tra Chiesa e Stato, non si parlava di partiti laici e aconfessionali. Nel Vecchi Testamento, religione e politica erano strettamente unite, la protesta dei profeti per l'ingiustizia sociale o per una politica sbagliata, era condotta unicamente con motivazioni religiose, guardandoli con gli occhi del nostro tempo sarebbe difficile considerarli dei rivoluzionari, al contrario noi li chiameremo "conservatori" perchè lottavano contro tutto ciò che poteva mettere in pericolo le tradizioni fondamentali. Più che riformatori sociali in senso proprio essi erano "MISTICI" sapevano scoprire gli appelli di Dio, sapevano interpretare la vita, avevano soprattutto la parola di Dio da trasmettere al popolo. Il profeta non solo rivela all'uomo chi l'uomo sia, ma soprattutto gli indica cosa fare, secondo la volontà di Dio.

 

I profeti non furono affatto estranei ai problemi quotidiani dei loro simili anzi, essi furono profondamente inseriti nella vita sociale e politica del periodo in cui si trovarono ad operare, non si rivolsero alle persone per parlare di problemi "celesti", affrontarono situazioni e realtà storiche concrete, problemi politici e sociali di attualità per i loro tempi.

 

A nome di Dio, del Dio dei Padri per conto del quale agivano e predicavano, essi giudicavano la storia e gli uomini del loro tempo. Il loro giudizio si basava sulla Parola di Dio... i profeti si impegnarono a manifestare ai loro contemporanei le cose storte della società del tempo, cioè quelle situazioni quei comportamenti, quelle mentalità che causate dagli uomini erano contrarie al progetto proposto da Dio per gli uomini. I profeti invitavano perciò al popolo alla conversione... anche oggi ci sono molte cose storte all'interno della nostra società..?      

LA FORZA CRITICA DEI PROFETI.

I profeti costringono al popolo a guardare in avanti. Tolgono al popoli le sicurezze che via via si costruisce, non gli permettono di diventare un popolo sedentario.

 

MA DA DOVE DERIVA QUESTA FORZA CRITICA' ...E A QUALI SETTORI PARTICOLARI SI RIVOLGE?

La denuncia dei profeti di Israele parte sempre dalla FEDE, non parte da un discorso sull'uomo e sulla società, ma da un discorso su Dio e sul suo progetto, in questo senso sono una sfida alla nostra mentalità. Nella loro coscienza è prevalente la dimensione verticale: sono interessati a difendere nel mondo lo "spazio" di Dio, proprio per questo diventano capaci di distinguere le contraddizioni degli uomini.

I profeti sono critici nei confronti della società, le pagine in cui denunciano l'ingiustizia sono particolarmente incisive e forti. Ma l'importanza è capire che il loro criterio di giustizia (in base al quale giudicano il proprio tempo, società, religione, prassi) non è mutato dall'uomo o dal sistema vigente, ma da Dio. E' per questo che la loro critica è LIBERATRICE, non si chiude nel sistema, ma costringe il sistema a rimanere aperto.

Al tempo di Amos, gli uomini di Samaria modellavano la loro coscienza su un criterio odi giustizia mutuato all'interno del sistema nel quale vivevano: diremmo che si confrontavano sulle "leggi vigenti". Amos invece giudica partendo da un criterio che si colloca al di fuori del sistema: PARTE DA DIO E DALL'ALLEANZA. Ecco perchè chiama ingiustizie e peccato ciò che gli altri ritenevano giusto.

 

CRITICA AL CULTO.

I profeti non negano il culto (Am 5,21ss; Is 1,10ss; Ger 7,1ss) criticano il fatto che il culto dia divenuto un atto magico, che dispensa dall'obbedienza e dalla giustizia. Non negano il culto bensi non vogliono cederlo profanato. Le pratiche di culto sono al servizio dell'incontro con Dio. Più precisamente: sono a servizio dell'incontro con Dio che ama l'uomo ed il mondo ed è impegnato nella storia. Per questo i profeti non si sono limitati a ricordare che il culto non deve mai offuscare il volto del vero Dio, hanno anche ricordato che il culto non deve offuscare l'impegno verso l'uomo. I profeti hanno sempre costretto il pio ebreo a ricordarsi che nel tempio abita un Dio che è molto interessato a ciò che succede fuori e che ci interroga sulla vita.

 

Potremmo suddividere i profeti cosi:

 

Prima dell'esilio: AMOS, OSEA, ISAIA(1-39) MICHEA, SOFONIA, NAHUM, ABACUC, GEREMIA.

Durante l'esilio: EZECHIELE, ISAIA (40-55)

Dopo l'esilio: Zaccaria, Malachia, Abdia, Gioele, Daniele.

 

I grandi profeti preesilici operarono sia nel Regno di Giuda che nel Regno di Israele, fra l'inizio del'VIII secolo a.C. In questo periodo essi si preoccuparono soprattutto di chiamare il popolo alla conversione, chiedendo agli Israeliti di smetterla con i culti pagani, con le trasgressioni della Parola e con le sopraffazioni dei ricchi sui poveri.

 

Specie nei periodi di maggior benessere materiale e di apparente pace e benessere sociale, i profeti si impegnarono ad accusare apertamente le iniquità che gli israeliti facevano, smascherando l'ipocrisia dei molti che si dicevano fedeli a Javhe ma che lo erano solo esteriormente. Questi come gli altri profeti del Signore dicevano la verità senza riguardo per i potenti che non la volevano sentire. Essi furono per lo più, degli SCOMODI "BRONTOLONI DEL SIGNORE", furono ostacolati, perseguitati e talvolta persino uccisi.

 

Molte volte la predicazione dei profeti si trasformò in vera e propria denuncia, vibrante e appassionata contro gli oppressori dei poveri, gli sfruttatori, gli idolatri er gli ipocriti. I profeti furono persone coraggiose che non ebbero paura di proclamare la Parola di Dio, di adoperarsi per la giustizia di difendere i più deboli. Anche ai nostri giorni per fortuna, qualcuno segue il loro esempio.

 

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